Lady Be Criticism

You can read criticism of famous italian art critics about Lady Be and Contemporary Mosaic.

Presentazione critica del catalogo generale della Mostra
Volti di Plastica: Lady Be a Palazzo Oddo. Il mosaico ai giorni nostri

Presentato ad Albenga, 15 Luglio 2017


Prof. Vittorio Sgarbi

"Sorprendenti figurazioni"

" E' indubbio: da un punto di vista strettamente tecnico, la giovane Letizia Lanzarotti, in arte, Lady Be, ci sa fare. E' già molto. Non si tratta di tecnica tradizionale, per quanto sottilissima, finalizzata, sulla falsariga di quanto già fatto dal brasiliano Vik Muniz, per esempio, a produrre una figurazione che potremmo definire "indiretta": si impiegano materiali di scarto, da consumismo industriale, per riscattarli artisticamente, così come facevano, mezzo secolo fa, esponenti del Nouveau Réalismequali Arman e Spoerri, o più di recente Schnabel, ma non per creare composizioni di insieme che vogliano risultare semanticamente autosufficienti, dandosi crudamente per quello che sono, né più, né meno, bensì per ottenere, dalla meticolosa, maniacale giustapposizione dei componenti, delle sorprendenti figurazioni. Formidabile: il problema é cosa farci, di questa manifesta abilità tecnica. In parte, Lady Be sembra rispettare la formula di massima di Muniz: traduce in mosaici di materiali anomali, junk, immagini per lo più celebri, icone di massa già concepite o concepibili come tali, sulla linea apparentemente inesauribile, comunque mai scordata della Pop Art. Può essere una strada, é in questo modo che il furbo Muniz é diventato famoso e ricco. Ma si può anche cercare di fare altro, concentrandosi di meno sulla baroccheggiante esibizione dell'artificio virtuosistico (trasporre immagini, soprattutto se famose, finisce per dare senso soprattutto a quello) per sviluppare al meglio le peculiarità di uno strumento che deve ancora essere scoperto nel suo reale potenziale, forse ancora più ampio di quanto non si possa immaginare (penso, per esempio, alla sua fortissimatattilità, cosa per la quale le opere di Lady Be, solo in parte convertibili nella piatta bidimensionalità della fotografia, andrebbero sempre toccate non meno che viste), oppure, come é già successo, sperimentando performance coll ettive o tematiche d'impegno civile che comincino a emanciparsi dalla necessità di dover figurare qualcosa di già codificato. Letizia continuerà ad andare avanti: a differenza di quanto non capiti all'appagato, ormai commercialissimo Muniz, la vita ha ancora tutto da raccontarle, e da offrirle. Non potrà che sorriderle".

Vittorio Sgarbi



Valued university professor
Famous TV personality
Important Italian politician
Former commissioner of Venice Biennale

About the Beaten Barbie - Sulla Barbie Tumefatta

Presentata a Verona Giugno 2016 alla Triennale dell'Arte Contemporanea


Prof. Vittorio Sgarbi

"L'arte è forma, non è contenuto..."

"Il metodo dell'opera di Lady Be è intelligente. Le Barbie vengono scomposte, rotte e ricomposte costituendo poi una forma riconoscibile di ritratto in un'estetica già inaugurata da un grande pittore: Julian Schnabel. Questo importante pittore ha inventato la ritrattistica con piatti e frammenti rotti e ricuciti, come i pezzi che in quest'opera vanno a costituire il corpo della Barbie. Si ricompone tutto nel volto, che inoltre è tumefatto, come si capisce bene; ma è necessario capire a cosa si vuol fare riferimento. Dunque, sul piano estetico, Schnabel ha dato un segnale.
Il quadro di Lady Be è interessante per come è fatto, per la tecnica di esecuzione, non per il soggetto che ha. Compare l'occhio nero, come altri segni di violenza; ma la denuncia sarebbe stata molto più facile con un'immagine fotografica. Con questa tecnica, invece si vede una cosa più o meno gradevole, più o meno armoniosa, in virtù della capacità formale. Non è quindi il soggetto che prevale, ma la tecnica: si poteva fare in questo modo anche il volto di un Cow Boy o tanti altri soggetti. L'argomento è pretestuoso. Allo stesso modo è pretestuoso tutto ciò che è legato al contenuto invece che alla forma. Altrimenti non avremmo la rappresentazione del bene e del male. Non esisterebbero Caino e Abele. L'arte è forma, non è contenuto".

Vittorio Sgarbi



Valued university professor
Famous TV personality
Important Italian politician
Former commissioner of Venice Biennale

Dott. Francesco Saverio Russo

Beaten Barbie - Stop Domestic Violence

Male violence against women takes many forms and modes, although physical violence is the most easy to recognize, there is also sexual violence, psychological and economic. There is not a profile of the woman-kind who suffers violence. The theme of violence against women is unfortunately an issue which today is much talk. According to Istat data (updated in June and related to 2014), are 6,788,000 the women who have suffered, lifetime, form of physical or sexual violence, 31.5% of women between 16 and 70. Almost one on three women. 20.2% have been victims of physical violence, 21% sexual violence, 5.4% of the most severe forms of abuse such as rapes (something 652,000 cases) and attempted rapes (746,000). The molesters are in most cases (76.8%) unknown, but 62.7% of rapes are committed by a current or former partner. 10.6% of women have suffered sexual violence before they were 16. Lady Be, through her work "Beaten Barbie - Stop Domestic Violence ", wants to make people who look the work think about this important and timely topic. Thanks to her particular technique of the Contemporary Mosaic, the artist reconstructs the face of a Barbie beaten, full of bruises and wounds. Many consider the woman a doll to be treated as a toy and "throwing away" or abuse when one is tired of her. Many faces appear on the work, to symbolize the many women forced to endure daily violence, faces covered with bruises, scars, patches with lips swollen and bleeding. Other elements that appear, are just fists and hands of men, instruments used to punish the helpless and frightened woman. This work aims to be a true Art Manifesto. Art that joins the struggle that each day is made by associations which are close to women who have suffered violence. It was chosen the Barbie icon because it is a symbol associated to the woman for about 60 years, and universally recognized. The work of Lady Be, characterized by the use of plastic toys, the Barbie, typically perfect in her plastic beauty, it is humanized by the signs that violence leaves on her body, no longer of plastic. Beaten Barbie is not only a work of art, is a picture of the situation that today the world is living. Lady Be presents a preview of this work during the Triennial of Contemporary Art in Verona Art fair in June from 9th to 12th, 2016.

Barbie Tumefatta - Stop alla Violenza sulle donne

La violenza maschile sulle donne assume molteplici forme e modalità, sebbene la violenza fisica sia la più facile da riconoscere, esiste anche la violenza sessuale, psicologica ed economica. Non esiste un profilo della donna-tipo che subisce violenza. Il tema della violenza sulle donne è purtroppo un tema di cui oggi si parla molto. Secondo i dati dell'Istat (aggiornati al giugno scorso e relativi al 2014), sono 6 milioni e 788mila le donne che hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Praticamente una donna su tre. Il 20,2% è stata vittima di violenza fisica, il 21 %di violenza sessuale, il 5,4% di forme più gravi di abusi come stupri (si parla di 652mila casi) e tentati stupri (746mila). Mentre a rendersi responsabili delle molestie sono nella maggior parte dei casi (il 76,8%) degli sconosciuti, il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Il 10,6% delle donne ha subìto violenze sessuali prima dei 16 anni. Lady Be, attraverso la sua opera "Beaten Barbie - Mai più violenza sulle donne", vuole far riflettere le persone che guardano l'opera su questo importante ed attuale argomento. Grazie alla sua particolare tecnica, l'artista, ricostruisce il volto di una Barbie picchiata, piena di ematomi e di ferite. Molti considerano la donna una bambola da trattare come un giocattolo e da "buttar via" o maltrattare quando ci si è stufati di lei. Sull'opera compaiono molti volti, a voler simboleggiare le numerose donne costrette a subire ogni giorno violenza, volti pieni di ematomi, cicatrici, cerotti con labbra gonfie e sanguinanti. Altri elementi che compaiono, sono proprio i pugni e le mani degli uomini, strumenti utilizzati per castigare la donna indifesa ed impaurita. Questa opera vuole essere un vero manifesto dell'arte. Arte che si affianca alla lotta che ogni giorno viene fatta da associazioni che stanno vicine alle donne che hanno subito violenza.
E' stata scelta l'icona della Barbie perché è un simbolo associato alla donna da circa 60 anni, universalmente riconosciuto. Nell'opera di Lady Be, caratterizzata proprio dall'utilizzo di giocattoli di plastica, la Barbie tipicamente perfetta nella sua bellezza artificiale, viene umanizzata dai segni che la violenza lascia sul suo corpo, non più di plastica.
Beaten Barbie non è solo un'opera d'arte, è un quadro della situazione che oggi il mondo vive. Lady Be presenterà in anteprima questa sua opera durante la Triennale dell'Arte Contemporanea che si terrà a Verona dal 9 al 12 Giugno del 2016.

Francesco Saverio Russo



Critico e consulente artistico,
specializzato in Arte moderna e contemporanea.
Autore del libro "Un mistero chiamato Gioconda",
Curatore della I Biennale della Riviera del Brenta.


Roberta Scorranese

Un livido che fa ombra su un volto perfetto si vede prima. Così come una lesione è più evidente se provocata su un ovale simmetrico, con la pelle giovane e tesa. Ferire una bambola è come aggredire quella mitezza serafica - quasi deificante - che ogni bellezza porta in sé come un marchio di fabbrica e che sembra circonfondere i fortunati di bell'aspetto al pari di una corazza, una lontananza inscalfibile. Ecco perché ci colpisce Beaten Barbie, opera dell'artista Lady Be (Letizia Lanzarotti, pavese, 26 anni), in mostra alla Triennale italiana della Creatività di Verona, dal 9 al 12 giugno al PalaExpo . Un grande mosaico dove piccoli frammenti di visi di Barbie e altri materiali piegati, schiacciati, deformati, vanno a comporre un volto ingigantito della bambola più famosa del mondo. Ma è un volto picchiato, ferito, coperto di lividi. Al di là dell'effetto didascalico dell'opera, resta quella sensazione spiazzante che proviamo ogni volta che vediamo una bella faccia percossa.
Primavera del 1988: Madonna nasconde il volto ai fotografi per diversi giorni. Tutti sapevano quanto amasse quell'uomo così irascibile, Sean Penn, che venne denunciato per violenze domestiche (anche se di recente molti hanno tentato una difesa postuma). Il 26 luglio del 2003 l'attrice >Marie Trintignant (figlia di Jean-Louis), bella come una madonna, moriva massacrata di botte dal marito, Bernard Cantat, voce dei Noir Desir. Non abbiamo visto il suo volto tumefatto, ma immaginarlo è stato anche peggio. Nel 2009, un anno prima che nascesse Instagram, tutti abbiamo invece visto la faccia di Rihanna, resa irriconoscibile dai lividi provocati da Chris Brown, alla vigilia della cerimonia dei Grammy. L'impatto era stato fortissimo perché quelle immagini non erano state diffuse dalla cantante, ma "rubate" dai giornalisti. Quindi, era stato come entrare di nascosto nella vita di quella giovane donna bellissima e scoprire che era stata picchiata fino a farla sanguinare. L'indignazione provata da mezzo mondo qualche settimana fa, quando l'attrice Amber Heard ha diffuso le foto del suo viso percosso dall'ormai ex marito Johnny Depp, è stata molto simile. Una rabbia collettiva, partecipata e duplice: per la violenza subita dalla donna e per la sua bellezza violata.
Ecco perché l'idea (non l'opera in sé) che muove Beaten Barbie è - forse - più capita e condivisa di molte azioni inscenate dalle artiste della Body Art degli anni '60 e '70.Le lamette con cui Gina Pane mortificava il proprio viso e il proprio corpo, il sangue di Marina Abramovic o le performance estreme di Valie Export avevano, sì, una forza dirompente (ferirsi era un tentativo di svegliare il corpo dal sonno della ragione) ma era una forza politica, intellettuale, distante dal comune sentire. Non lo sono, invece, i volti tumefatti che molte donne, belle e famose, oggi scelgono di mostrare per inscenare un nuovo tipo di performance, meno cerebrale e più concreto, popolare, accessibile: guardate - sembrano dire le Barbie picchiate - questo livido è autentico, questa ferita sanguina davvero e deturpa quel volto che tutti conoscete per la sua bellezza . Anche perché la Madonna che cantava Papa I know you're going to be upset a noi bambine dell'epoca un po' faceva paura e la preferivamo Material girl

Roberta Scorranese



Nata in Abruzzo, vive a Milano (città che ama) da molti anni.
Lavora al Corriere della Sera, dove si occupa di temi
culturali, prevalentemente di arte, abita in una casa
di ringhiera piena di libri, guarda un numero sconsiderato
di film, le piace viaggiare per l'Europa in auto, da sola.


Altre critiche, recensioni, presentazioni



Prof. Nuccio Mula

La significazione dell'immaginare, ovverosia il complesso ma immediato processo percettivo (fisico e concettuale al tempo) attraverso il quale l'estro intuisce, progetta e realizza segni e supersegni di poliedrica e multivalente creatività tramite l'istantanea trasmutazione configurativa del pensiero cogitato e "strictu sensu" inteso, affabula e coinvolge anche Letizia Lanzarotti, in arte "Lady Be" che, sin dall'inizio del suo proporsi ed imporsi artistico, ama incedere, con alta padronanza tecnica, solido spessore di cogitazioni e scaturigini di schietto, geniale affabulare, su originali camminamenti d'eccellenza, che le hanno donato, e già dall'inizio del suo "excurrere" creativo, unanimi ricompense di gradimento da fruitori e studiosi di cultura visuale.
Inserendosi, ma con le sue personalissime germinazioni di carismi, nella sbalorditiva e sortilega corrente di pensiero e d'espressione che, dalla cosiddetta (e, spesso, in improprio abuso di attribuzioni) "Arte povera" precorsa da Kurt Schwitters, approdò a quell'assemblaggio di universi esplorato e definito, anzitutto, fin dall'ormai lontano 1958, dall'insigne Germano Celant (con i successivi, magnifici, fondamentali contributi di Gillo Dorfles, Lea Vergine ed altri autorevolissimi esponenti della critica d'arte internazionale), "Lady Be"prosegue i calibrati processi d'intuizione e realizzazione delle sue opere attraverso il riuso di materiali diversissimi che, ma solo in apparenza, avevano esaurito la loro specifica (ed imposta) funzionalità indotta, salvandoli dalle filiere del mero utilizzo complementare nei settori della produzione di oggetti ben definiti e ridando subito loro nuova esistenza nonché peculiare prestigio di protagonismo inimmaginabile fuori da tali angusti, anonimi contesti di consumismo "strictu sensu" intesi per progettualità, finalizzazioni e concretezze. Una sorta di "Fenomenologia della Resurrezione", pertanto, a proiettare questi rosari di processi ri / creativi su rivitalizzanti palcoscenici di "textures" musive nei quali ogni tassello, inserito con alta consapevolezza di una preveggente "visione globale" di quanto andrà ad essere raffigurato tramite questo deuteroscopico iter altamente ed acutamente selettivo nel supersegno d'un Occhio/Ago abilitato a monitorare ed a scannerizzare soggetti & oggetti al fine unico di ricomporli dentro una logica del vedere "Dinanzi, Dentro ed Oltre" in cui l'apparenza iniziale dell'immagine va a svelare ed a rivelarci, nell'osservazione progressiva dei dettagli, tutta un'altra essenza che, inevitabilmente, rilascia infinite variabili d'incredulità, di meraviglia, d'ammirazione.
Anche qui, di conseguenza, ritorna lo stupore di Celant, allorché va a riscontrarsi un'Arte che s'intuisce e s'esplicita "nel ridurre ai minimi termini, nell'impoverire i segni per ridurli ai loro archetipi", e cioé fuori dagli svilenti e avvilenti conformismi d'un "cum.figurare" implacabilmente incatenato ad ogni effimero.

Il recupero creativo di questi "detriti della quotidianità" dall'amaro, infame destino che li porta, e senza nessuna pausa di pena o di ripensamento, ad essere scaraventati nel baratro di ben altre, umilianti triturazioni da riciclo, appare ed è, quindi, una procedura di salvezza che, a rammentare nuovamente Celant, comprende anche il consapevole possesso d'un distinguersi da qualsivoglia estetica, fine a se stessa, pompata ed imposta dalle ambiguità del "sedurre sedando" che tiranneggiano artisti e fruitori nel prestabilire i canoni dell'oppio.

E anche in questo senso l'Arte di "Lady Be" s'appalesa ed è "mission possible" d'un additare/allertare in cui, sebbene al di fuori di provocazioni eclatanti (eccezion fatta per le "performances" in cui, e in coerente spirito di corrente, i fruitori sono chiamati e coinvolti ad esprimere interattività, "denudando" alcune sue opere), il senso di tale proporsi s'evidenzia critica al sistema e pure ad agganci artistici adescanti quanto già sorpassati.

Prova ne sia (fra i diversi esempi proponibili) il fatto che l'Artista non si sia mai adagiata all'ormai diffuso vezzo di ricostruire fattezze attraverso infinite micro-immagini del medesimo soggetto (ovverosia di soggetti diversi) ad assemblare un'effigie unica, privilegiando un più affabulante distinguersi per giunzioni di tasselli da "detriti" di recupero, assolutamente rispettati persino nelle loro cromie originali nonché congruamente ricomposti su categorie di forme, al fine di realizzare raffinatissimi equilibri raffigurativi adunati ed incollati sigillandoli sopra supporti prevalentemente costituiti da tavole di molteplici formati (da 20 x 20 cm a 2 x 2 mt) predisposte tramite resine colorate per gli sfondi e infine altre, trasparenti, ad ottimizzare ogni eseguito.

Basterà visionare "dal vivo" le sue opere, o percorrere la galleria virtuale del suo sito (www.ladybeart.com)

per rendersi conto, e con assoluta immediatezza, della potenza di seduzione che incastona ed aureola diverse icone della contemporaneità e del passato, affiancate a simboli di Storia e ad ironiche presenze da fiaba: un mondo incantato e disincantato al tempo, in cui la presenza dei Beatles, in gruppo o per singoli componenti, diviene anche "escamotage" e pre / testo per spiegarci che "Lady Be" non poteva che nascere da "Let it be".

Nuccio Mula



Docente universitario di Fenomenologia dell’Immagine
e delle Arti contemporanee, di Teoria della Percezione
e Psicologia della Forma presso l’Accademia di Belle Arti
“Michelangelo” di Agrigento, scrittore, giornalista
componente dell’Associazione Internazionale Critici d’Arte.


Paolo Levi

Lady Be è già di per sé un nom de plume accattivante, quello di una misteriosa autrice di immagini suadenti e talentuose che si aggirano nell'ambito della Pop Art statunitense. Per ciò che ne sappiamo è artista brillante e giovane, la cui civile ironia rivela volti internazionali di protagonisti dello spettacolo - nel comparto soprattutto del cinema e della musica - nella chiave di un linguaggio espressionista del tutto contemporaneo, da definirsi esistenziale in un preciso contesto visionario. Sono immagini figurali dalle ampie e vistose tonalità, funzionali a sottolineare significanti tasselli psicologici di immediata individuazione. Lady Be manipola in modo mirato ogni tipologia di materia, tramite un intrigante costrutto a collage, per realizzare maschere umane ben riconoscibili, indagate da un'inedita sapienza compositiva, e affrontando la sinfonia cromatica come un indispensabile valore strutturale e narrativo. È infine da sottolineare come la sostanza corposa di questi costrutti imponga mirabilmente allo sguardo la percezione di una tridimensionalità da bassorilievo.

Paolo Levi



Paolo Levi, è critico d'arte, giornalista,
saggista, autore di volumi tematici e monografici.


Adolfo Carozzi

Mosaici Contemporanei

L'assemblaggio di particolari frammenti plastici, derivati da oggetti di uso quotidiano o da piccoli giocattoli, costituisce la particolare tecnica utilizzata da Lady Be, al secolo Letizia Lanzarotti (Rho, 1990), per realizzare i suoi mosaici contemporanei. Una tecnica, quella del mosaico, molto antica. Risalgono infatti al 3000 a.C. le prime decorazioni a coni di argilla dalla base smaltata di diversi colori, impiegate dai Sumeri per proteggere la muratura in mattoni crudi e spesso utilizzata nei millenni (molto conosciuti sia i rivestimenti che i pavimenti realizzati dai greci e dai romani) fino ai più recenti esempi legati al Liberty e all'Art Déco. Ma, indubbiamente, ciò che rende veramente attuale tale tecnica è l'utilizzo di tessere non di marmi o pietre, non di vetro né di ceramica, ma di plastica: forse il materiale più nuovo della contemporaneità. Costruite quindi con l'utilizzo di questi frammenti sintetici, le immagini di personaggi conosciuti nel campo dell'arte, del cinema, della musica e della politica (da Marilyn a Dalì, dai Beatles a Picasso) ripropongono una certa atmosfera pop, mentre il riutilizzo di materiali, che hanno già avuto una propria diversa esistenza, si presenta come una sorta di rivitalizzazione in funzione della nuova destinazione d'uso. Centinaia di frammenti, dunque, ognuno con il proprio carico di ricordi e di memorie, raccolti e scelti in particolar modo per le proprie caratteristiche cromatiche, si trasformano in ritratti quasi accademici, lasciando intendere che smontati e riaggregati potrebbero assumere, ancora una volta, le fattezze di un'altra realtà, forse riproposta dalla stessa Autrice.

Adolfo Carozzi



Adolfo Carozzi, architetto, ricercatore
e studioso dell’Arte Contemporanea Italiana.


Avv. Simone Morabito

L'appropriazionismo nelle opere di Lady Be

(...) La tipologia di opere d'arte che Lei crea ricade nella la tipologia del così detto "appropriazionismo" che consiste cioè nella creazione di un'opera attraverso una fase di trasformazione di un'opera già esistente (qua intesa però nel senso più generale di opera dell'ingegno, ricadendo così anche opere protette da diritti di proprietà intellettuale o industriale, come appunto i giocattoli da Lei utilizzati) in un'altra opera mediante due principali operazioni di carattere concettuale. La prima consiste nella variazione del contesto in cui si pone la nuova opera. Nel caso sottoposto, infatti, le opere si pongono ontologicamente in modo distante dalla funzione propria dei giocattoli. In particolare, senza volere mal interpretare il messaggio comunicato l'artista vuole risvegliare le coscienze al problema del riciclo dei materiali, al rispetto della natura nonché degli effetti del consumismo, tanto a livello materiale quanto più a livello interno e spirituale. Messaggio diametralmente opposto a quelle dei giocattoli utilizzati. Anche nel caso dell'Opera "Barbie tumefatta", è possibile distinguere nettamente entrambi il corpus mysticum (bene immateriale rappresentato dall'opera dell'ingegno) e il corpus mechanicum (supporto tangibile che incorpora l'opera) da quelli dell'opera trasformata. La seconda operazione di carattere concettuale, invece, consiste nell'inserimento nell'opera di elementi estraneanti. Anche per questa operazione, nel caso di specie, le opere contengono ulteriori elementi che distanziano ancora di più l'idea contenuta nei giocattoli. Pare di potere ravvisare, a tale proposito, i materiali e i soggetti rappresentati.(...)

Simone Morabito



L'avvocato Simone Morabito è socio dello Studio Legale Tributario Morabito.
Specializzato in diritto dell'arte, è Presidente Fondatore di BusinessJus, nonché autore
di numerosi articoli e pubblicazioni materia di diritto commerciale e dell'arte.
Nel 2015 ha dato vita, assieme all'avvocato Francesco Fabris, al network ArtLawyers.


Dott. Salvatore Russo

2014

La società dei consumi con i suoi "feticci iconografici" diviene il campo d' indagine della giovane a rtista Lady Be. La sua ricerca parte dalla Pop Art americana, nata nel dopoguerra, sul finire degli anni 50. Miti come Marylin Monroe, Mao Tse Tung, Audrey Hepburn, John Lennon, Che Guevara vengono per la prima volta riprodotti in serie e si trasformano in vere e proprie icone visive. La Pop Art va apertamente contro Walter Benjamin e la sua idea che l'Arte con la riproducibilità tecnologica ha perso la sua aurea. L'Arte diviene "popolare" abbandonando così l'ottusità èlitaria che la caratterizzava sino a quel momento. A differenza di grandi a rtisti come Andy Warhol, Richard Artschwager, Peter Blake, Allan D'Arcangelo, Mario Schifano, Franco Angeli, David Hockney, Robert Indiana, Frank Stella, Wayne Thiebaud, George Segal, Mel Ramos, Red Grooms, Robert Rauschenberg, Tom Wesselmann, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, James Rosenquist, Lady Be introduce la componente concettuale all'interno delle sue opere. L'opera d'Arte diviene dunque oggetto di riflessione che cattura lo sguardo distratto del fruitore. Contro la banalità figurale del padre del Nouveau Realisme, Fernandez Arman, nascono gli assemblaggi pop di Lady Be. Gli oggetti che compongono la figura perdono il loro valore economico in funzione di nuovi cromatismi ottici che vanno a delineare l'"oggetto" raffigurato. All'interno della composizione ad esempio un diamante o un pezzo di vetro hanno lo stesso valore dal punto di vista del significante andando così oltre la banalità monetaria che attanaglia la mente dell'uomo contemporaneo. A mio parere sarebbe del tutto sbagliato collocare l'artista all'interno della Pop Art moderna. Io parlerei invece di concettualismo visivo legato al simbolo. Viste da vicino le opere di Lady Be sembrerebbero appartenere al "non sense" che ha nel caos ottico la sua componente essenziale. L'astante ha l'impressione inizialmente di trovarsi di fronte all'accumulo di materiali legati solamente dalla componente cromatica. L'opera acquista il suo vero significato solo se osservata da lontano. Il caos visivo diviene ordine delle cose e l'accumulazione di oggetti prende una forma ben definita diventando così la rappresentazione di miti legati al passato. Un'artista facilmente riconoscibile all'interno del variegato panorama artistico internazionale. Un'artista il cui grande merito è stato quello di inventare un nuovo linguaggio comunicativo in grado di esprimere al meglio il suo pensiero.

Salvatore Russo



Critico d'arte e curatore d'eventi.

2012

Lady Be, un’Artista eclettica che considera la sua tecnica ritrattistica originale ed innovativa, probabilmente ripresa in diversi modi da diversi Artisti ed artigiani nel mondo, ma, da parte sua, del tutto auto creata. L’idea nasce infatti, nel 2009, dal desiderio di realizzare qualcosa con ciò che la maggior parte della gente considera “spazzatura”. Un figurativo semplice che spesso attinge ad icone Pop già conosciute, riprodotte con tutta la fedeltà possibile, al limite delle possibilità fornite da secchielli che, al posto di fluido colore, raccolgono pezzetti frantumati del materiale più svariato. Ogni oggetto o pezzetto è stato precedentemente raccolto dall’artista, selezionato e smistato a seconda del colore. Gli oggetti suddivisi formano una tavolozza con una scala completa di colori alla quale l’Artista attinge per plasmare le sue pitto-sculture. Lady Be non ha la pretesa di raggiungere l’astratto ma, certamente, l’ambizione nel trovare una sempre più essenziale forma d’Arte che rimanga comunque fedele al suo stile riconoscibile. Il passaggio è già evidente: dalle prime tavole sature di oggetti, tanto da non distinguere minimamente la figura se non a qualche metro di distanza, alle ultime sulle quali diminuisce notevolmente il numero di pezzetti incollati, in favore di una maggior profondità dei celebri volti rappresentati, “emersi” come terre da un mare blu scuro.

Salvatore Russo



Critico d'arte e curatore d'eventi.


Dott. Francesco Saverio Russo

Lady Be e la sua Personal Pop Art

L'arte di Lady Be, fonda le sue radici in quella corrente artistica, nata negli anni '50 e consacrata negli anno '60, chiamata Pop Art.
La Pop Art nasce con Robert Raushenberg, Jasper Johns, Roy Lichtenstein e si consacra con Andy Warhol.
La ben nota corrente americana ricicla in maniera fredda ed alle volte totalmente impersonale immagini proposte dai mass-media.
La coca-cola diventa oggetto di culto artistico per Andy Warhol, vi è una vera e propria ossessiva mania di riproduzione di un oggetto di tendenza e soprattutto di massa.
L'arte non viene creata per il popolo, ma viene definita popolare perchè prodotta in serie. Lo stesso fondatore della Pop Art inventa la tecnica del "blotted line" che, consiste nel tracciare un disegno su un foglio poco permeabile, applicandolo poi, quando è ancora umido, su una serie di altri fogli che diventano così degli "originali". Ne risulta un segno le cui irregolarità sono dovute più al caso che alla volontà dell'autore.
Che la Pop art sia fredda ed impersonale lo dimostrano i "coloring party" organizzati da Warhol a casa sua, dove, venivano invitati amici a colorare i disegni riprodotti in serie per renderli "pezzi unici".
Edgar Degas diceva che "Un quadro è qualcosa che richiede tanta scaltrezza, malizia ed inganno, come l'esecuzione di un crimine. Andy Warhol credo impersonifichi bene questo concetto.
Lady Be, ricicla, è un riciclare ben diverso dai Maestri della Pop Art, il riciclo viene fatto con oggetti popolari, oggetti di massa che tutti ben conoscono e che hanno maneggiato da piccoli o che continuano a maneggiare oggi nel ruolo di genitori, nonni o semplicemente esseri umani.
Il freddo ed impersonale, si trasforma nella "Personal Pop Art", in personale e coinvolgente, l'osservatore è spinto a toccare l'opera d'arte per cercare di catturarne i suoi segreti, la sua più intima essenza; un'arte che viene vista e rivista perchè è qualcosa di conosciuto ma nello stesso tempo ancora da scoprire.
L'arte di Lady Be è Pop perchè anche qui c'è la raffigurazione di idoli o miti in cui le masse tendono ad identificarsi, si pensi alla figura di Marilyn Monroe o Audrey Hepburn, di Pablo Picasso o Salvador Dalì.
La tavolozza dei colori viene sostituita da grossi contenitori di oggetti suddivisi per colori, l'artista usa i colori originali degli oggetti per la realizzazione dell'opera.
Le opere di ciascuno degli interpreti della Pop Art, spesso differiscono tra loro per pochi segni o colori, si pensi alle centinaia di opere su Mao Tse-Tung, l'occhio più attento fa fatica a trovare le differenze.
Le opere di Lady Be, anche sul medesimo soggetto, sono totalmente differenti, gli oggetti utilizzati variano e anche la loro posizione cambia da opera ad opera.
Si assiste per la prima volta ad una nuova interpretazione di Pop, un'arte veramente popolare perché è il popolo inconsapevolmente a "consegnare" i colori-oggetto all'artista.
Oscar Wilde diceva "La vita imita l'arte più di quanto l'arte non imiti la vita".
L'artista capisce e concorda con queste parole espresse dallo scrittore irlandese e si dedica anche ai ritratti, ritrae personaggi del popolo trasformandoli in opere d'arte, rendendoli immortali nel tempo.
Lady Be, rappresenta il Che Guevara del XXI Secolo, un'artista capace di rivoluzionare il concetto di Pop Art, trasformandolo in arte per il popolo.
La rivoluzione artistica è appena iniziata, a guidarla una donna che non si arma di guerrieri, armi e carrarmati ma di soldatini di plastica, capaci di farla trionfare in un mondo dove fino a questo momento, la "vera arte", l'arte fatta di record price, viene fatta a tavolino da uomini in giacca e cravatta che senza sporcarsi le mani muovono le pedine del mondo dell'arte.

Francesco Saverio Russo



Francesco Saverio Russo è un curatore d'arte e consulente artistico,
ha organizzato e ha partecipato all'organizzazione
di mostre ed eventi d'arte in tutto il mondo.
Ha scritto ed intervistato importanti artisti contemporanei,
è specializzato in Arte moderna e contemporanea.
Autore del libro "Un mistero chiamato Gioconda",
è inoltre teorico della Espiazione di Caravaggio,
La decollazione di San Giovanni Battista.



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